28 Settembre 2010

il nostro mondo e le candele della zecca..

Dopo che ti ho salutata ho preso la macchina e ho guidato per quel piccolo tratto nel bel mezzo della nebbiolina che di primo mattino scende a toccare la terra. Sono andato al mondo, ho parcheggiato al solito posto e ho messo la radio ad alto volume. Ho ascoltato la 20 e poi sono sceso per incamminarmi verso la cima della collina. E mentre salivo c'era il solito silenzio di tomba di quando sono andato lì da solo, ogni volta. Volevo salire per cercare i fiammiferi di due notti prima.. quelli che avevo piantato nel terreno arato dal Bue. 

Ma era passato del tempo, aveva piovuto.. e poi lo sappiamo, al mondo le impronte spariscono magicamente, ci sarebbe voluto il filo di Arianna, come avevo fatto a non pensarci! Ma tant'è che camminando e pensando a quando ero lì con te.. in men che non si dica me li sono ritrovati davanti ai piedi: lì per lì ho pensato seriamente di essere in contatto con gli alieni, era come cercare un ago in un pagliaio e invece mi sono capitati davanti al naso in un secondo. La seconda teoria, quella della possibilità relativa, mi stava portando a scendere e guardare dentro al cimitero per vedere se fosse riapparsa la donna con il cappello bianco che sta immobile con un libro in mano, ma a meno che non mi abbia spiato salire per poi dissolversi non è questo il caso. Mi sono guardato un po' in giro, pensando che la prossima volta che tornerò in quel mondo sarà ormai a distanza minima dal mio esame di pianoforte, e lì, speriamo davvero che scendano gli alieni ad insegnarmi come usare meglio il cervello e di conseguenza le dita. Ce ne sarà davvero bisogno. 

Che poi tutto questo.. in fondo.. per dire che mi manchi, perchè i miei post toccano spesso punti di alta perfezione estetica e filosofica quando nell'esprimere un semplice e grande concetto qualsiasi argomento va bene per ritardare il senso vero e proprio della composizione. Sì perchè sapevo che quella mattina sarei andato a un mondo vuoto.. lo sapeva la nebbiolina, lo sapeva il freddo che pungeva come una zanzara sotto la maglietta, lo sapeva il silenzio che ascoltavo senza sentire. Lo sa la zecca che mi ha visto guardarti mentre provavi Bach, che non so cosa mi ha tenuto dal provare a sentire di che cosa sanno le tue labbra, lo sa la candela rossa che abbiamo consumato al buio, lo sanno i tuoi capelli negli occhi, lo sa il 13 di Clementi e il terzo tempo della Patetica. Lo sa questo morbido gattino peluche che l'altra notte hai portato a dormire con te e che adesso è in braccio a me mentre scrivo. 

Quando torniamo al mondo io e te, pinguina?

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